La scomparsa di Ettore Majorana resta uno dei misteri più affascinanti del Novecento. Ma per comprenderne davvero il significato – storico e letterario – è necessario partire dalla sua biografia e dall’eccezionale contributo scientifico che rese la sua figura quasi leggendaria già prima del 1938.
Origini e formazione
Ettore Majorana nacque a Catania il 5 agosto 1906 in una famiglia colta e influente. Il padre, Fabio Massimo Majorana, era ingegnere e ispettore del Ministero delle Comunicazioni; lo zio Quirino Majorana era un noto fisico sperimentale.
Inizialmente si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria a Roma. Fu l’amicizia con Emilio Segrè a condurlo verso la fisica teorica. Nel 1928 entrò nell’Istituto di Fisica di via Panisperna, guidato da Enrico Fermi, entrando a far parte del celebre gruppo dei “ragazzi di via Panisperna”, che comprendeva, tra gli altri, Edoardo Amaldi e lo stesso Segrè.
Fermi riconobbe immediatamente il suo talento fuori dal comune. Celebre è il giudizio attribuito a Fermi, secondo cui esistono diverse categorie di scienziati, ma i “geni” come Galileo e Newton nascono una volta ogni molti secoli — e Majorana apparteneva a quella categoria.
I contributi scientifici
Nonostante la produzione scientifica relativamente scarsa (appena una decina di articoli), Majorana lasciò un’impronta profonda nella fisica teorica.
1️⃣ Le forze nucleari (1932)
Nel 1932 propose un modello teorico delle forze nucleari che anticipava alcune intuizioni fondamentali sulla struttura del nucleo atomico. Il suo approccio matematico era considerato straordinariamente elegante e innovativo.
2️⃣ Il neutrino di Majorana (1937)
Nel 1937 pubblicò un articolo fondamentale in cui ipotizzava che il neutrino potesse coincidere con la propria antiparticella: nacque così il concetto di “fermione di Majorana”. Ancora oggi la fisica delle particelle cerca di verificare sperimentalmente questa ipotesi, attraverso esperimenti sul decadimento doppio beta senza neutrini.
Il cosiddetto “neutrino di Majorana” è diventato uno dei temi centrali della fisica contemporanea.
Il periodo di isolamento
Dopo un soggiorno di studio a Lipsia nel 1933, dove collaborò con Werner Heisenberg, Majorana attraversò un periodo di progressivo isolamento. Tornato in Italia, si ritirò quasi completamente dalla vita accademica per alcuni anni.
Le ragioni non sono del tutto chiare: si è parlato di crisi personale, di depressione, di inquietudine intellettuale. È certo che fosse estremamente esigente con se stesso e che pubblicasse solo lavori che considerava perfetti.
Nel 1937 vinse per “chiara fama” la cattedra di Fisica Teorica all’Università di Napoli — un riconoscimento eccezionale per un giovane scienziato con così poche pubblicazioni, ma già ritenuto straordinario dai colleghi.
La scomparsa (1938)
Nel marzo 1938 si imbarcò da Napoli verso Palermo. Prima della partenza scrisse una lettera ambigua al direttore dell’Istituto, Antonio Carrelli, che lasciava intendere un possibile suicidio. Subito dopo inviò un telegramma che sembrava ritrattare.
Non fu mai ritrovato alcun corpo.
Le ipotesi si moltiplicarono:
- suicidio in mare
- ritiro in convento
- fuga all’estero (in particolare in Sud America)
- volontaria sparizione per sottrarsi alla responsabilità morale della fisica nucleare
La mancanza di prove definitive ha trasformato il caso in un enigma storico e simbolico.
Majorana nella letteratura
La sua figura ha esercitato un fascino particolare sugli scrittori, che hanno interpretato la sua scomparsa come gesto esistenziale e morale.
📖 La scomparsa di Majorana – di Leonardo Sciascia
Sciascia interpreta la sparizione come una scelta etica: Majorana avrebbe rifiutato di contribuire a una scienza destinata a produrre distruzione. Il libro è un ibrido tra saggio, inchiesta e riflessione morale. Qui Majorana diventa simbolo dell’intellettuale che si sottrae al potere.
📖 Il caso Majorana – di Fabio Recami
Recami propone una ricostruzione alternativa: Majorana sarebbe sopravvissuto sotto falsa identità. L’opera si colloca tra ricerca documentaria e narrazione romanzata.
Un mito del Novecento
Majorana incarna una figura quasi archetipica:
- il genio silenzioso
- lo scienziato che anticipa il futuro
- l’intellettuale in conflitto con la modernità
- l’uomo che sceglie l’assenza
La sua vicenda si colloca in un’epoca in cui la fisica stava per cambiare il mondo. Pochi anni dopo la sua scomparsa, lo sviluppo della bomba atomica avrebbe mostrato quanto concreta fosse la connessione tra ricerca teorica e distruzione di massa.
Proprio questo intreccio tra biografia, scienza e mistero ha reso Ettore Majorana una figura unica: non solo uno dei più brillanti fisici del XX secolo, ma anche un enigma culturale che continua a interrogare il rapporto tra conoscenza, responsabilità e destino storico.
Anche Arpeggio ha a catalogo un paio di romanzi di genere giallo che intersecano la misteriosa scomparsa di Ettore Majorana
CHIARISOCURI di Antonio Borghesi e VOLUNTAS DEI di Marco Bruschi

