Recensione in anteprima di Cangrande paladino dei gihibellini

Giovanna Barbieri: Amore e Morte alla Corte di Cangrande

 
di Giuseppe Floriano Bonanno - ott 30, 2015
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Giovanna Barbieri, dopo il successo de La stratega. Anno Domini 1164, ritorna nei territori veronesi, spostandosi in avanti di qualche anno, precisamente agli inizi del Trecento, con un altro grande affresco storico: Cangrande. Paadino ei ghibellini(Arpeggio Libero Editore), romanzo che abbiamo avuto la possibilità di leggere in anteprima e che sarà in libreria e nei negozi on-line dal prossimo 10 di novembre.

Copertina del romanzo Cangrande. Paladino dei ghibellini (Arpeggio Libero Editore, 2015)

Caterina, sopravvissuta ad una grave pestilenza in cui sono morti i suoi genitori, si ritrova a far da sorella e madre ai fratelli Matteo e Milo e alla sorella Matilde, con cui, tra difficoltà e fatiche immani, cerca di gestire una grande fattoria. È un periodo di grandi turbolenze politiche tra veronesi e patavini, gli scontri e le battaglie sono frequenti e sanguinose e la pace è costantemente minacciata. Sotto le insegne veronesi di Cangrande della Scala combatte un giovane e valoroso guerriero, Paolo De Grenier, che un giorno casualmente incontra in un bosco la bella Caterina. Tra i due scocca subito la scintilla. C’è però un grosso problema: le loro famiglie sono divise da una faida che dura da quasi un secolo! Intanto presso la corte scaligera è arrivato, in cerca di rifugio e protettori, niente meno che Dante Alighieri…

Da questo assunto prende le mosse un romanzo intrigante ed avvincente che, questa volta senza l’escamotage del viaggio nel tempo, ci catapulta direttamente in un medioevo nudo e crudo in cui, tra guerre, pestilenze, congiure e stenti, è una vera impresa (soprav)vivere. Le approfondite ricerche compiute dall’autrice si ritrovano nella parte “storica” del volume in cui fatti e personaggi sono osservati ed esaminati dallo sguardo attento della studiosa, abile a ricostruire alla perfezione tanto l’immagine pubblica, quanto quella più intima e privata, di Cangrande, degli altri condottieri e del sommo poeta Dante Alighieri, inserendoli quasi in punta di piedi nel cadenzato svolgersi degli eventi (l’ossessione per l’erede del signore scaligero, la mancanza endemica di mezzi economici per il vate fiorentino). Ma è nel narrato più romanzato che troviamo la Barbieri che ci aveva colpito ne La stratega, nel perfetto intreccio cioè tra i personaggi di fantasia e quelli reali, contestualizzati senza sbavature in un periodo storico, il medioevo, che da sempre ha affascinato (ed inquietato al tempo stesso) il lettore appassionato del genere. La vicenda sentimentale che riguarda Caterina e Paolo è specchio fedele di un amor cortese che esiste più nella letteratura che nella realtà dell’epoca, una realtà dove invece i ruoli tra uomo e donna erano ben definiti, con quest’ultima decisamente succube delle decisioni del padre prima, del fratello o del marito poi, e dove per convenzione era quasi impossibile un’unione tra persone appartenenti a classi sociali diverse.

Giovanna Barbieri

L’affresco che ci viene mostrato denuncia e sottolinea la netta dicotomia tra la vita nelle città, rigorosamente scandita dalle disposizioni del signore e delle diverse “scholae”, ma relativamente libera nelle sue manifestazioni, e quella monotona e lugubre delle campagne in cui ogni cosa era rigorosamente scandita dalle stagioni e dai correlati lavori agricoli: un’esistenza estremamente dura e legata a doppio filo ai buoni raccolti.

Il medioevo, mitizzato o meno, viene messo sotto la lente di ingrandimento, nulla tralasciando, e, in quest’ottica, non può mancare una parte, intensa e drammatica, in cui protagonista assoluta è la peste con tutte le sue implicazioni e conseguenze. Le pestilenze, agevolate dalle pessime condizioni igieniche e dalle dure condizioni di vita, ciclicamente, arrivavano a decimare le popolazioni favorendone nel contempo l’evoluzione. I protagonisti saranno, infatti, artefici di un miglioramento del loro status sociale proprio grazie alla terribile epidemia, che, abbattutasi nei primi anni del XIV secolo su quelle zone, permette loro di passare dalla sofferta condizione di contadini a quella ben più prestigiosa e redditizia di mercanti.

Questi e tanti altri ancora sono i temi che il romanzo tratta con prosa scorrevole e stile asciutto e coinvolgente, facendoci appassionare fin dalle prime battute a personaggi che, ben costruiti nei loro tratti psicologici, si muovono con naturalezza all’interno dell’ordito grazie al loro peso specifico che permette una credibile interazione con le figure storiche reali. In conclusione, una lettura che un amante del genere non potrà che gradire.

 

 

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