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Numeri a perdere

RASSEGNA STAMPA
Recensione di  Valentina Meloni
Qualche settimana fa ho ricevuto un libro sospeso, interessante iniziativa dell’editore  Fabio Dessole per Arpeggio Libero  piccola,  indipendente casa editrice di cui ho già avuto modo di leggere e  parlare. A Napoli si usa lasciare un caffè sospeso e siccome io il caffè  non posso berlo, ho scelto un libro che mi aveva incuriosito e che, non  solo non ha deluso le mie aspettative, ma mi ha lasciato dentro un bel  po’ di cose.
Scrivere  un racconto è senz’altro più difficile che scrivere una recensione.  Scrivere in un linguaggio che non risulti noioso al lettore, che lo  imprigioni dentro alle parole e gli infilzi lì sulla pagina, gli occhi,  incapaci di scollarsi dall’intreccio, dai personaggi, dalla storia, è  ancora più difficile.
Flannery O’Connor (25  marzo 1925 – 3 agosto 1964), la scrittrice che a sei anni insegnò a un  pollo a camminare all’indietro,  affermava nella sua raccolta di saggi Nel territorio del diavolo, sul mistero di scrivere,   che la narrativa opera tramite i sensi e procede per particolari,  particolari che devono rientrare in un disegno complessivo al servizio  dell’intento del narratore. Lei stessa scrisse più di cento recensioni  di libri e solotrentadue racconti. Le immagini della piccola Flannery con il pollo fecero il giro del paese e in seguito ella affermò
“C’ero  anch’io con il pollo. Ero là solo per assisterlo, ma fu il momento  culminante della mia vita. Tutto quello che è accaduto dopo, è stato  solo un anticlimax.”
Un  evento, un particolare, che potrebbe essere insignificante -come il  pollo che cammina all’indietro- di fatto costruisce una storia “I  narratori che non danno importanza a questi particolari concreti  peccano di quella che Henry James definiva “specificazione fiacca”.  L’occhio scivola via sulle parole e l’attenzione si assopisce.” continua a suggerire la scrittrice.
Cosa c’entra il pollo direte voi? Il fatto è che da quando ho iniziato a leggere Numeri a perdere diRiccardo Gavioso* ho  cominciato a fare attenzione pure ai polli. Ho iniziato a guardare le  cose in maniera diversa e a riconoscere all’occhio il suo potere  descrittivo. Come si racconta una storia? Si racconta osservando. Se non  osservi non entri nelle cose e se non entri nelle cose non le sai  narrare.
Come  si fa ad accorgersi dei numeri mancanti? Di quei vuoti a perdere che  passano inosservati, che non hanno nome, vita, identità? Bisogna  vederli. E Roberto Gavioso acuisce la vista da giornalista per dare una  voce, un volto, un’identità e quindi una dignità di essere vivente, a  quei numeri che l’hanno persa a causa di un cattivo giornalismo,  dell’indifferenza, a causa di un climax discendente della modernità che  ci fa considerare un pollo che cammina all’indietro più importante ai  nostri occhi (e alla nostra attenzione) di storie che, a volte, sono  conosciute solo dai mattoni. E Gavioso riesce a far parlare pure quelli,  a far narrare a quei mattoni che le donne dai capelli bianchi, nascosti da panuelos, le vecchie madri di Plaza de Mayo che  si appoggiano a quei muri, hanno gli occhi asciutti a causa di una vita  che  è stata loro rubata, quella dei figli dei Desaparecidos, che ora,  grazie alle loro proteste pacifiche, sono i figli di tutti.
Ma i Numeri a perdere non  sono solo quelli delle dittature, Gavioso mette in questo  contenitore-libro tante storie: cani, clochard, donne vittime di  femminicidio, bambini soldato, sopravvissuti e  vittime di Hiroshima  (entrambi numeri a perdere), l’olocausto animale delle pellicce e  d’altro, l’olocausto umano delle favelas, dei Meninos de rua, delle  vittime di abusi sessuali, dei cadaveri in cerca di riposo, dei  resistenti che sfidano le dittature per l’ideale e per la sopravvivenza  della voce dissidente, della democrazia e molto, molto altro.
Non  vi riporterò citazioni come faccio di solito. Ogni storia, ogni  racconto, ogni numero di questa raccolta merita la vostra attenzione.  Cosa c’entrava il pollo? vi starete ancora domandando…
Ebbene  il pollo era un’espediente per tenervi incollati allo schermo. Immagino  di avervi deluso, ma spero di aver acceso un po’ del vostro interesse  per quei numeri a perdere di cui continuate a non sapere nulla, quei  numeri di cui Gavioso, armato della più nobile delle armi bianche (la  penna),  ha raccolto il particolare che ve li farà ricordare, spero, per  sempre.


Chiacchiere e distintivo ha recensito "Numeri a perdere"
        
http://chiacchieredistintivorb.blogspot.it/2015/01/recensione-numeri-perdere-di-riccardo.html
Recensione: Numeri a Perdere di Riccardo Gavioso
Nel  rutilante universo mediatico in cui tutti siamo ormai immersi,  sottoposti a un continuo bombardamento di immagini e nozioni, ci sono  notizie, articoli di giornale, reportage televisivi, che dovrebbero  richiamare la nostra attenzione, farci soffermare a riflettere più a  lungo dei canonici cinque minuti che dedichiamo loro, prima di passare a  qualche nuovo sensazionale avvenimento, ma… La capacità media di  emozionarsi, provare indignazione, sgomento o pietà, è ormai livellata  al punto tale da non distinguere più l’ordine di grandezza delle cose:  le stragi dei conflitti dimenticati in qualche sperduto paese del terzo  mondo vanno sullo stesso piano della sconfitta della squadra di calcio  preferita, la morte di un senzatetto interessa meno del nuovo flirt  dell’attricetta di turno.
Fortunatamente non per tutti è così.
Riccardo  Gavioso compone una galleria di temi che meritano attenzione e ce ne dà  una duplice lettura. Una più giornalistica, di quel giornalismo “alto”,  che non si limita a fornire notizie e dati, “numeri”, appunto, ma che  osserva con occhio critico e ci porta nel cuore dei fatti, scavando fra  le pieghe di storie di cui non cogliamo che la grezza superficie.  L’altra, più letteraria, con racconti che rimettono umanità in  dimensioni che spesso l’hanno dimenticata. E lo fa con una prosa di  altissimo livello, spaziando all’occorrenza fra i vari registri  narrativi, dal drammatico, all’ironico, al poetico, al surreale.
Un  sentito grazie a Riccardo, per aver scritto un libro che ridimensiona  le nostre comode certezze, che dà voci e volti agli ultimi, agli  esclusi, ai dimenticati, a chi cerca di sopravvivere ai margini del  mondo cosiddetto “civile”. Numeri a Perdere è un ricostituente per le  nostre coscienze indebolite.
   L'associazione culturale "Gli spaccia lezioni" ha recensito "Numeri a perdere"
        
Buongiorno  Spaccia Lezioni, questa settimana vi parlo della raccolta di racconti  “Numeri a perdere” di Riccardo Gavioso, edito da Arpeggio Libero  Edizioni.
Questo  libro raccoglie vari racconti creati dall’autore sulla scia di  altrettanti articoli giornalistici o temi d’attualità, che hanno avuto  poca risonanza mediatica, ma che avrebbero dovuto incontrare un pubblico  maggiore. Ogni racconto viene proposto per primo, in carattere corsivo,  sottolineando il fatto che è “inventato”, creato ad hoc, per la  situazione. A seguire viene esposto il tema o il richiamo giornalistico a  cui si appoggia, informando il lettore dei dati certi e di quanto peso  gli sia stato dato, all’interno del grande calderone mediatico.
Vengono  raccontate storie, proposte tematiche come la Guerra in Ruanda, o  l’eccidio dei Ninos de Rue, delle Favelas brasiliane, altre guerre  minori, ma pur sempre guerre, che sono state sovrastate dal conflitto in  Iran e da ben più famosi stermini. Poi un professore che cerca di  insegnare in modo molto non convenzionale, che si scontra con la  burocrazia e la monotonia delle scuole italiane; un ex-professore che dà  libero sfogo alla sua penna, attaccando una personalità di spicco, pur  sapendo che ne pagherà il prezzo; due clochard morti di freddo…
Il  titolo risulta perfetto, per questo libro: “Numeri a perdere”. Siamo  abituati a sentire grandi numeri, grandi storie. Tutto deve essere di  immane portate per arrivare alla ribalta. Tuttavia, questi numeri, il  numero dei bambini soldati, dei morti che essi hanno fatto per  sopravvivere o sotto l’effetto delle droghe, in numero dei bambini morti  nelle Favelas, il singolo che cerca di cambiare le cose, come i SOLI  due clochard morti… sommati, non sono numeri a perdere, da ignorare.  Sommati formano un numero ben maggiore, quindi meritano tutta la nostra  attenzione.
Lo  stile di scrittura è particolarmente piacevole, per quanto le tematiche  risultino dure da digerire. Non ci sono fronzoli, non ci sono giochi di  parole, ma la semplicità e la ricchezza di linguaggio, rappresentano  appieno il rispetto con cui l’autore parla di morte e di crudeltà.  L’impostazione dei “racconti” si avvicina moltissimo a quelle degli  articoli giornalistici. Abbiamo il chi, il dove, il come, il quando e il  perché… sparsi nel testo, ma gestiti con lucidità e chiarezza. Sta al  lettore raccogliere le informazioni e metterle in ordine nella propria  mente, per capire e far proprie tutte quelle informazioni.
L’unico  racconto che si discosta dagli altri è quello del professore che  pubblica un articolo fuori dai suoi schemi, con chiari riferimenti a chi  ha fatto cosa. Il lettore non capirà mai cosa ha detto e di chi ha  parlato. Non capirà in quel periodo, ne in quale luogo. Potrà, però,  interpretare a proprio piacimento.
VOTO: 8,5
Tamara V. Mussio
https://glispaccialezzioni.word
Recensione di "Numeri a perdere" di Riccardo Gavioso Pubblicato il 16 giugno 2014di Viaggi_nell'arte
Buon inizio settimana, cari lettori!
Oggi vi parlerò dell’ultimo nato in casa Arpeggio Libero: Numeri a perdere di Riccardo Gavioso.
Numeri a perdere nasce da un’idea innovativa: l’affiancamento di racconti ad articoli “giornalistici”.
La  penna efficace di Riccardo Gavioso stigmatizza con incredibile  incisività alcuni degli orrori dimenticati del nostro tempo: dai  massacri del Ruanda all’inferno di Payatas. Avendolo conosciuto sul  sito meetale.com e  avendolo apprezzato anche come scrittore di racconti (un suo scritto fu  già pubblicato da Arpeggio Libero lo scorso anno nella raccolta 3013 per un bacio abbandonato)  la direzione editoriale gli ha proposto di affiancare a questi articoli  dei racconti che abbiano attinenza all’argomento trattato.
Da questa idea semplice nasce questo libro.
Continuate  pure a dedicarvi al vostro ormai desueto mestiere di lettore, si  tratterà semplicemente di far lavorare l’immaginazione come al solito”.
Numeri a perdere, che ha inaugurato la collana Hybrida,  non è collocabile in nessun genere letterario convenzionale. Potremmo  però dire, a grandi linee, che si tratta di un libro di attualità e di  denuncia, che mescola racconti brevi ad articoli giornalistici. Eppure  solo leggendolo se ne può cogliere a pieno la vera essenza.
Gli  articoli sono incentrati sui grandi flagelli del giorno d’oggi, da  quelli ben noti a quelli tenuti quasi nascosti dai “pennivendoli”,  specie di giornalista malvista da Gavioso. L’attenzione del lettore è  portata sulle tragedie del Ruanda, sulla Terra dei fuochi, sulle  Filippine, sulle scuole italiane, sulla morte di Fisher. Tuttavia  l’autore non si limita certamente a una fredda cronaca, a un elenco di  fatti e conteggio dei morti. No, gli scritti di Gavioso sono  sfacciatamente veritieri e pervasi da un’ironia pungente che colpisce  tutti noi, spettatori e creatori della Storia. Frasi rudi e dirette  pungono la coscienza del lettore.
Il neologismo femminicidio rimbalza fastidioso sui nostri giornali come un moscone invernale  sul vetro. Ed è tragicamente ridicolo che nessuno pare si sia accorto  che la scelta del lemma li avvicina alla mentalità del colpevoli.
Ogni  articolo è preceduto da un racconto breve che ne riflette il tema. Lo  stile rimane arguto e quasi doloroso, le parole spesso sono sospese in  una sorta di “detto non detto” che induce il lettore a concludere la  frase con le proprie idee, le quali coincidono sempre con il pensiero  dell’autore, che ha condotto per mano il suo ascoltatore, passo dopo  passo, fino a fargli creare la propria personale idea. Infatti Gavioso  non pretende di insegnare nulla né di descrivere alcunché. Egli si  limita a mostrare al lettore ciò in cui dovrebbe credere, senza imposizioni, senza arroganza, come ogni buon insegnante dovrebbe fare.
- Lei  è un idealista, professore, io non lo sono… Certo, persone come lei  sono belle da guardare e suggestive da narrare, ma non servono… non  servono. Lei è un uomo che se si ritrovasse tra le mani quattro mattoni e  un paio d’ore di tempo, inizierebbe a costruire una cattedrale; io le  metterei in un quadrato, accenderei un fuocherello e ci arrostirei sopra  qualcosa… La vita è così breve, professore.
-  (…) Io poserò i miei quattro mattoni, e a chi raccoglierà la cazzuola  ne resteranno quattro in meno da posare… è già molto, mi creda…
Il  lettore viene addirittura coinvolto in alcuni racconti, cosa insolita  eppur originale, come particolari sono le storie dal punto di vista di  un mattone o di una bufala campana, perché l’uomo non è capace di  narrare tutto, o forse non può semplicemente parlarne.
http://ginevrawilde.wordpress.com/2014/06/16/667/
 
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