Questo istante perfetto

di Oriana Tardo

 

Baciami così... sempre - sussurò Khairiya.
Non posso farti una tale promessa – rispose Ephraim, quasi spaventato.
Non hai capito. Non ho detto "per sempre" -  ribattè Khairiya.

Ephraim tirò un sospiro di sollievo, eppure non aveva ancora colto la distinzione tra "sempre" e "per sempre".  Khairiya riconosceva il dubbio dentro i suoi occhi, come se la pupilla disegnasse un punto interrogativo.
Tentò, allora, di spiegare quanto un concetto possa cambiare, aggiungendo o togliendo una preposizione semplice ad una stessa parola che, in tal modo, si trasforma, cambia d'abito, di significato. Se lasciata sola, una parola si dispiega infinitamente nei suoi molteplici orizzonti di senso, se, invece, la si accompagna, essa si lega, si restringe, si lascia guidare verso orizzonti che non sono più solo i suoi, ma diventano orizzonti condivisi. Le parole cambiano nel loro corso, esattamente come le persone, intrecciandosi ad altre e restando sole, ciclicamente... in un eterno ritorno.
Khairiya tirò a sè Ephraim e con un sospiro da introduzione, iniziò a dispiegare i suoi pensieri:
 Il "per sempre" mi fa pensare ad un qualcosa che si ripete, sempre uguale, nel corso del tempo, giorno dopo giorno, per giorni e giorni, mesi, anni, finché non riesci più a vederne la fine. Ne perdi la traccia e lo chiami Futuro, è il nome che dai a ciò che non vedi. Così, nel dire "per sempre",  tieni traccia di un'immagine, un desiderio che ti sforzi di proiettare lì dove nulla vedi. Fai scorrere quell'immagine lungo il sentiero dei giorni, dei mesi, degli anni, illudendoti di ritrovarla all'ultimo orizzonte, come un lieto fine.
Eppure se si è giunti ad un fine, mi domando come possa esser lieto.
Ascolta, invece, quale significato può avere la parola "sempre", ascoltami Ephraim!
Il "sempre", se ci pensi bene, non va tanto lontano, inizia nel qui e ora, e vi rimane. Può andar lontano solo di un giorno, domani, poi torna indietro, in questo perfetto istante. Se domani mi bacerai come adesso, sarà di nuovo oggi, torneremo a questo istante un po' diverso, eppur lo stesso. Il "sempre" è pensare che sta accadendo adesso, senza immaginare e perdersi in quel nome, Futuro, ma restare qui più a lungo possibile, in questo spazio tra me e te, tra un istante e altri simili, in bilico, perché non è la fine.

Ephraim riuscì a cogliere quel viaggio di parole, dimostrandosi, come sempre, capace di leggere tra le righe e decifrare i vagheggi dell'amata Khairiya.
Ti ascolto Khairiya. Come potrei non vedere questa linea di confine che, però, non ci separa, perché non ci riesce. Veniamo qui, in questo sentiero, per incontrarci ogni giorno come se fosse l'ultimo, restiamo qui più a lungo possibile, in questo punto di attraversamento tra me e te, Israele e Palestina. Restiamo in bilico in questa guerra, dentro tanta violenza, restiamo per far resistere il nostro amore e perché possa non esserci negato. Ci prenderanno, ci uccideranno Khairiya. Non hai paura? Sei sicura di voler ancora chiedermi di baciarti così... sempre? Tenerti qui e ora, stretta nella paura di perderci. Vuoi ancora restare in questo istante perfetto?
Sì, Ephraim. Se solo così posso averti, se solo in questo punto di confine posso incontrarti, allora è qui che voglio restare. Sempre. Non temere, non ho detto "per sempre".

Ephraim, israeliano, e Khairiya, fuggita dalla sua città Deir al-Balah, si incontravano ogni giorno, poco prima del tramonto, a Kissufim, un punto di attraversamento tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico. Sfuggendo ai parenti, al tumulto, alle macerie, alla paura, si ritrovavano in quel luogo ad amarsi anche per pochi istanti.
Intanto, erano stati avviati dei lavori per ergere un muro su quella linea di confine. Gli addetti avevano scavato un fossato lungo chilometri. Ephraim e  Khairiya si nascondevano lì sotto e lo chiamavano "sentiero". Immaginavano quel fossato come un sentiero fiancheggiato da alberi, un sentiero che prima era un ruscello. Presto sarebbe diventato una barriera di cemento.

Il muro si avvicina Ephraim, non avremo modo alcuno di scavalcarlo. Portami con te!
Khairiya è troppo pericoloso, se ti porto via con me, ci chiuderanno dietro le sbarre di una galera.
Si guardarono stringendo i loro sguardi in un silenzio. Con un sorriso amaro lei disse:  Solo in questo punto di confine riusciamo a vivere il nostro sempre.

Continuarono a guardarsi fra lunghi silenzi. Khairiya continuò:  Restiamo qui, in questo perfetto istante. Qui voglio rimanere con te, qualsiasi cosa accada.
Nel nostro “sempre".
Tienimi stretta Ephraim!
Ti adoro Khairiya.

Il sole scendeva giù dall'azzurro, lentamente, andava a nascondersi, ad incontrare la luna per qualche istante, prima di cederle il cielo. Si amavano in un istante perfetto, senza perdersi mai, ciclicamente... in un eterno ritorno.
Allo stesso modo si rincorrevano  Ephraim e  Khairiya e questa volta i pochi istanti si fecero più lenti, per donare loro il tempo di un perfetto abbraccio, il tempo di stringersi l'uno all'altra, dal sole alla luna.

Baciami così... sempre - sussurò Khairiya.
Te lo prometto – rispose Ephraim.
Adesso hai capito che non è "per sempre".
Hai ragione Khairiya, questo nostro bacio resterà così... sempre!

Intanto, una colata di cemento scendeva a cascata sul "sentiero", un ruscello grigio e denso li avrebbe tenuti con sè, senza mai separarli. Ephraim e Khairiya restarono lì, stretti in un abbraccio, in un bacio lungo un confine.

 

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