Like a Yin and Yang

di Cosima Sciannimanico

 

Qualcuno disse “La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori“. E’ sempre stato questo anche il mio modo di vedere le cose.
La felicità è dietro ogni angolo, in ogni piccola cosa, basta solo avere occhi per vederla davvero, una mente aperta per riuscire a capirla ed un cuore grande pronto ad accettarla ed amarla.
Sono arrivata in Italia dalla lontana Ruanda con la mia famiglia: per un po’ siamo stati in Austria, anche se il nostro sogno era sempre il grande stivale.
Con mia madre ed i miei fratelli cercavamo solo di ricominciare una nuova vita. Purtroppo mio padre si era spento così presto che non sono mai riuscita a ricordarne nemmeno il profilo.
Quando decidemmo di lasciare l'Austria e venire in Italia, il “paradiso” di cui tutti parlavano quasi come la “terra promessa” di cui Dio parlò a Mosè, nessuno poteva immaginare cosa ci sarebbe accaduto.
Per noi Africani, l’Italia era davvero una promessa di felicità, qualcosa di completamente diverso dalla realtà di fame e miseria a cui eravamo abituati.
Purtroppo la mia mamma ed i miei fratelli morirono prima ancora di metterci piede, una stupida malattia me li strappò, lasciandomi sola in un mondo sconosciuto.
Avevo appena nove anni quando al confine persi tutto: fui costretta a salire clandestinamente su un treno, e quando mi scoprivano, risalivo su un altro e poi su un altro ancora, fino a raggiungere L’Italia.
Per mesi ho vissuto per strada, chiedendomi dove diamine fossero finite tutte le promesse di cui la mia mamma mi aveva parlato. Poi, un giorno qualcuno mi accompagnò in un orfanotrofio.
Ricordo ancora l’edificio, con il suo tetto spiovente e le mura color panna consumati dal tempo. Le porte erano di ciliegio, anch’esso decisamente consumato ed anche se all’interno la situazione non era di certo migliore, ai miei occhi era davvero un paradiso.
Finalmente avevo un tetto sulla testa, un letto in cui dormire ed un piatto caldo da mangiare.
Purtroppo anche allora nulla fu semplice. La trincea che separava me dagli altri bambini con la pelle bianca era sempre più profonda.
— Brutta, sporca e stupida. — era ciò che mi cantilenavano tutti i giorni le bambine ed i bambini che avevo sperato divenissero i miei fratelli, e le responsabili non intervenivano.
Una volta, dopo essere stata picchiata da un bambino, corsi da una delle responsabili tirandole la gonna, con le lacrime agli occhi ed il naso sporco di sangue, chiedendole silenziosamente di fare qualcosa.
Avevo ancora i vestiti ed il viso sporchi di terra. La sua risposta fu semplicemente
— Se gli altri ti infastidiscono, difenditi, oppure, resta in camera.
Non riuscii a fare a meno di chiedermi se avrebbe detto la stessa cosa a tutti gli altri bambini oppure se anche per lei ero solo un mostro.
Chissà cosa avrebbe fatto la mia mamma.
Se avessi avuto ancora lei al mio fianco, sicuramente nessuno mi avrebbe trattata in quel modo.
In tutti i casi ricordai il consiglio della responsabile e la volta dopo spinsi a mia volta il bambino, che cadde graffiandosi le ginocchia e cominciò a piangere.
— No, Anya, non si fa. Sei davvero cattiva. Vai in camera e resta in punizione fino a che non ti vengo a chiamare io.
— Ma la signorina Isabella mi ha detto di difendermi.
— Non mentire. Solo le bambine cattive dicono bugie. La signorina Isabella non ti consiglierebbe mai di picchiare un altro bambino.
Cominciai a piangere e senza dire una parola andai nella camera dove dormivamo tutti; poi mi sedetti per terra, rannicchiandomi con le ginocchia strette al petto.
— Mamma … Perché tutti mi trattano così? Sono davvero una bambina cattiva e stupida? Non mi sembra davvero di fare nulla di male… So di essere monella alle volte, ma davvero non sono cattiva. Se Fabio non mi avesse trattata male e se gli altri non mi evitassero, io vorrei davvero essere amica di tutti loro… Mammina, anche il Signore lassù ti mette in punizione e dice che sei cattiva? In chiesa l’altro giorno ho visto un grande dipinto con degli angeli ed il prete ha detto che sono le persone morte che vanno in paradiso; ma mamma… in quel quadro non c’era neppure un angioletto con la pelle nera come la nostra, come mai? Il Signore li ha messi tutti in punizione? Puoi chiederglielo tu che sei vicino a lui? Mamma, non puoi proprio venire a prendere anche me? Io… Sono davvero triste qui, senza di voi. Adesso lassù manco solo io. Qui non servo a niente.
Un singhiozzo interruppe le mie parole ed alzai lo sguardo, strofinandomi con le manine gli occhietti per togliere via le lacrime e vedere chi ci fosse di fronte a me. Era la stessa responsabile che mi aveva messa in punizione.
Mi si avvicinò e si sedette per terra, di fronte a me.
— Ti chiedo scusa, piccola … So benissimo che non sei una bambina cattiva ed ho sbagliato a metterti in punizione senza nemmeno chiedere cosa fosse accaduto. Gli altri bambini non ti odiano, semplicemente non riescono ancora a capire che nonostante il colore della tua pelle, tu sei uguale e loro. Devi dargli del tempo, va bene?
Guardai la signorina Laura protraendo il labbro inferiore, come facevo tutte le volte che ero sul punto di riprendere a piangere.
— Nessuno qui ha bisogno di me … Io voglio la mia mamma… Voglio sapere se anche lei sta piangendo come me.
Mi si avvicinò, stringendomi teneramente.
— La tua mamma starà piangendo solo perché anche tu piangi. Fidati, il Signore è la persona più buona che possa esistere. Immagina che è stato lui a creare tutti noi, anche te, piccolina. Quindi la tua mamma starà sicuramente benissimo assieme al tuo papà ed i tuoi fratellini. Nei quadri non ci sono angeli con la pelle scura perché sono tutti vicino al Signore, per questo non li hai visti… E poi non è vero che nessuno ha bisogno di te, qui.
Fece cenno a qualcuno di entrare e tutti i miei compagni, che erano fermi sulla soglia, vennero avanti con la testa bassa.
— Anya… Mi dispiace averti trattata male… Possiamo essere amici? —disse Fabio, con aria imbarazzata.
Alzai la testa e guardai la signorina Laura, poi mi alzai asciugando ancora gli occhi prima di abbracciare il mio nuovo amico.
— Certo. Non aspettavo altro da quando sono qui.
Tutti gli altri si strinsero attorno a noi in un abbraccio così caldo da sciogliere qualsiasi diversità e confine che sino ad allora ci avevano separati.
Adesso ho trent’anni e voglio insegnare ai miei figli ed ai figli dei miei figli che il mondo è grande e la vita è troppo breve per sprecarla con cose inutili come l’odio o il razzismo, soprattutto perché nella maggior parte dei casi odiamo solo qualcosa che non riusciamo a capire, e che non vogliamo nemmeno sforzarci di comprendere.
L’amore non ha colore né sesso o età.
L’amore è semplicemente amore ed è qualcosa che appartiene a tutti.

 

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