STATO D’AIMO

di Fausto Pirrello


1. Di chiara Indipendenza

Il giorno del suo 70° compleanno Aimo si chiuse tra i confini di casa sua.
Ma con fini un po' più radicali di quelli che sareste portati a pensare.
Preferiva passare il suo anniversario in solitaria, quasi a dichiarare la propria indipendenza dall’umanità.

Per chi, come Aimo, tende a ridurre il ricordo degli altri a presenze dai contorni sbiaditi, il compleanno è una seduta spiritica evocativa andata male.
Vorresti parlare con lo spirito del tuo amato nonnino, e invece ti ritrovi a chiacchierare col fantasma di Josip Stalin.
Vorresti festeggiare la tua nascita con persone speciali, e invece finisci coi soliti quattro stronzi.
Due aspetti dello stesso problema.
Tranne se sei Yevgheny Dzhungashvili.

Il confine tra ricordo e realtà, con le persone, sta nelle mani.
Prendete Gesù Cristo: l'uomo storicamente più raffigurato.
Eppure sentiamo il bisogno di statue e crocefissi da toccare per far sì che il suo insegnamento non passi mai di moda.
Prendete croste, cicatrici e ustioni.
Tutto ciò che ci ricorda una lezione subìta lascia segni tangibili sulla nostra pelle.
Prendete Hitler e Barabba.
Quante statue in loro onore avete toccato ultimamente?
Abbiamo bisogno di dimenticare che le istituzioni e la folla non sanno distinguere i buoni dai cattivi.
Abbiamo bisogno di dimenticare che spesso le istituzioni e la folla sono i cattivi.

Ma questo Aimo non poteva dimenticarlo.
Specialmente per il suo compleanno quando la gente usa le proprie mani come armi improprie.
Quando la gente ti tocca e vuole essere toccata.
Quando la gente vuole essere ricordata.
Perché se non la ricordi, non esiste realmente.

La notte del suo 70° compleanno Aimo uscì dai confini di casa sua per il tempo necessario a piantare un avviso nel suo giardino.
Vietato l'ingresso,
Territorio di Aimonia,
Nazione Autosufficiente

Così dichiarò il suo stato indipendente.
E poi andò a letto.


2. Non Importa

Il giorno del suo 75° compleanno il Presidente Aimo aprì i suoi confini.
Ma con fini un po' più materiali di quelli che sareste portati a pensare.
Aveva guadagnato meno di quanto si aspettasse, da quando si era dichiarato indipendente.
Dopo i primi blandi tentativi di persuasione, le istituzioni e le persone lo avevano lasciato in pace.
Non era più a portata di mano quindi era facile da dimenticare.

Il confine tra aspettative e realtà sta nella reazione degli altri.
Se agli altri non importa che degli altri non t'importa, sei davvero indipendente?
Che senso ha difendere confini che nessuno vuole violare?
Che senso ha renderli tangibili costruendo muri che nessuno vuole abbattere?

Aveva così proclamato una giornata senza dazi doganali.
A livello di rapporti economici con l'estero, importava molto.
Ma era a livello di rapporti umani che non importava.
Sperava così di rifarsi invitando gli altri a vedere ciò che aveva da offrire.
In quei cinque anni aveva imparato a utilizzare al meglio il materiale di cui disponeva di più: il fango.
Dopo aver passato la sua vita a gettarne a palate sulla gente, ora lo usava per raffigurarla.
Lo modellava in statuine che ritraevano le persone con cui aveva avuto a che fare.
Per toccarle.
Per non dimenticarle.

Attese tutto il giorno che qualcuno varcasse la sua frontiera, ma nessuno era stato toccato dall'entusiasmo.
Nel suo giornale nazionale, di cui era unico scrittore e lettore, sottolineò come la spesa negli scambi con l'esterno fosse stata pari a zero.

La notte del suo 75° compleanno il Presidente Aimo si mise a leggere orgoglioso il suo articolo.
Fin quando una lacrima non bagnò la pagina.
E allora andò a letto.


3. Là, Più Bella del Reale

Il giorno del suo 80° compleanno il Generale Aimo si regalò un viaggio all'estero.
Ma con fini un po' più aggressivi di quelli che sareste portati a pensare.

Pur di passare il compleanno con qualcuno si era rivolto a Gesù.
Nella cantina dove aveva ammucchiato migliaia di statuette, solo una raffigurava il redentore.
Si era seduto a parlargli in silenzio, attorniato da mille piccoli monumenti in fango.
Sembrava una bambina che prendeva il tè con le sue bambole.
Sembrava Biancaneve attorniata da nani da giardino.

Si accorse che nel tempo i soggetti delle sue statuette si erano tutte allontanate dall’immagine originale ed avevano assunto le sembianze di archetipi.

Il confine tra immaginazione e realtà sta nel tempo che passa.

Suo padre, modellato inizialmente anziano come l'ultima volta che l'aveva visto, aveva preso i tratti del robusto trentenne che lo portava ai giardinetti.
La realtà aveva lasciato il campo ai ricordi.
Il suo ex datore di lavoro aveva inarcuato sempre di più le labbra all'insù, trasformando la sua smorfia di disprezzo in un sorriso di stima.
I ricordi avevano lasciato spazio alle aspettative.
Roberto, il suo unico vero amico, aveva allargato sempre di più le braccia, in un gesto che doveva rappresentare l'amicizia.
Le aspettative avevano lasciato spazio all'immaginazione.

Ma non riusciva a tollerare con quanta facilità lo avessero lasciato in pace.
Per questo decise che da quel giorno Aimonia sarebbe stata in guerra col mondo intero.
Con animo belligerante superò i suoi limiti e si apprestò a picchiare chiunque avesse incontrato sulla sua strada.
Una voce nella sua testa gridava che era solo una scusa per toccare ed essere toccato, ma le voci nella testa non sono reali.
Il primo essere che incontrò fu un cane che pisciava sui muri di casa sua, che fu allontanato con un calcio.
Magari evitando l'uso delle mani non si sarebbe ricordato di quel gesto ignobile.
Ma la gente che incrociò fece di tutto per evitare una sana scazzottata.
Se chiudi il mondo fuori non puoi certo pretendere che stia lì ad aspettare te.

Frustrato, agitò le mani in alto, come una bandiera bianca e dichiarò la sua resa al mondo esterno.
Si concluse così la guerra più veloce della storia.
Con un solo ferito, l'animo di Aimo.
E il cane.

La notte del suo 80° compleanno Aimo finì nel letto di una delle sue vecchie fiamme.
Era molto più brutta di come se la ricordava.
Ma almeno aveva qualcuno da toccare.

 

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