LA SEDIA SUL CONFINE

di Nolli

 

Era un sabato come un altro, ma per Emma non era ancora finito. Quel pomeriggio avrebbe seguito la funzione prefestiva, raggiungendo poi gli amici a quel locale vicino al parco.
Le giornate cominciavano ad accorciarsi, e un leggero vento soffiava tra le querce del viale alberato. Era già arrivato Ottobre, e la ragazza camminava tranquilla verso la piazza della chiesa parrocchiale. Non amava andare a quell’orario, perché spesso si assopiva durante la predica, tanta era la stanchezza della settimana. E poi a quella funzione c’era un’età media di ottanta anni.
Emma entrò nella grande navata buia e silenziosa. Molti posti erano già occupati, così la ragazza si sedette in fondo, sulle sedie vicine alla porta d’ingresso.
Un folto gruppo di nonnine dall’aria dolce la circondava, tutte con il rosario tra le mani e i golfini di lana per scaldar loro le ossa. Parlottavano fitto fitto, ridendo un poco e alzando talvolta la voce per far sentire le chiacchiere all’amica sorda del posto vicino.
Dopo una decina di minuti, un trillo di campanella avvisò i fedeli dell’inizio della messa. Una signora minuta dietro a Emma sussurrava preghiere senza senso, biascicando parole incomprensibili.
Emma non voleva girarsi per vedere chi fosse la sua vicina, quindi continuò a seguire le parole del prete sull’altare illuminato a giorno.
Le signore vicino all’ingresso altalenavano le chiacchiere al silenzio.
«Hai sentito cosa è successo alla Tilde?»
«La Maria ha sentito che la Tecla è diventata bis nonna per la terza volta.»
«Ma il Nando è ancora vivo?»
«Hai visto i prezzi della frutta alla Conad?»
«Pazzesco, non riesco ad arrivare a fine mese con la mia pensione.»
E via dicendo, parlandi di nipoti, politica, figli stressati dal lavoro, solitudine, centro-anziani, tornei di scala 40 e il bar dell’angolo dove i mariti si trovavano a guardare le partite.
Il chiacchiericcio provocava un fastidioso sottofondo che distraeva Emma dalle letture. Odiava non riuscire a seguire la funzione.
Arrivò finalmente il vangelo, durante il quale le nonnine avrebbero dovuto fare più attenzione.
Se le chiacchiere si smorzarono, la signora dietro a Emma continuò imperterrita a bisbigliare il suo rosario.
Alla predica Emma aveva le orecchie esauste, stremata dal rumore di sottofondo. Era possibile avere qualche attimo di silenzio per sé? O doveva sorbirsi le vicine per tutta l’ora?
La predica era lunga, infinita, fatta da un prete nuovo che si dilungava in discorsi a basso volume. Quindi non si capivano pezzi di frasi, e tutti sembravano languire in una sonnolenza apatica.
Sussurri, bisbigli, predica incomprensibile, stanchezza. Tutto stava portando Emma oltre il confine della sopportazione.
Era prigioniera di quella sedia dura, anonima e fredda, dove il legno e il ferro le stavano facendo venire il mal di schiena. Erano solo a metà della funzione e già la giovane era esasperata.
Avrebbe dovuto andare ad un altro orario, o sedersi più vicina all’altare.
Le signore dietro di lei sembravano delle bambine in gita scolastica, quelle che occupano subito gli ultimi posti in fondo al pullman e chiacchierano e ridono come se fossero le padrone del mondo.
Perché venire a messa per chiacchierare con le amiche? Non potevano trovarsi in piazza durante il giorno? Non avevano niente di meglio da fare, visto che erano in pensione.
Forse, visto che andavano a tutte le messe della settimana e del week end, si sentivano in dovere di tenersi aggiornate, visto che avevano già sentito le letture e il commento del prete del momento.
E giunse così la benedizione, momento culminante della messa, pieno di preghiera personale, silenzio e devozione.
Emma non ci poteva credere. La signora dietro di lei continuava imperterrita la sua ininterrotta fila di preghiere, bisbigliando più forte nei momenti di presentazione del pane e del vino sull’altare.
Ma nemmeno in quel breve istante riuscivano a stare zitte tutte?
Alle risposte da dare al prete, le anziane rispondevano ad alta voce, correndo per dire prima e più in fretta gli amen e le risposte più lunghe.
Forse facevano a gara con le vicine per far vedere che erano più brave? Tra le chiacchiere e le preghiere, Emma riuscì a distinguere anche una voce di quelle che ripeteva le parole del prete per filo e per segno, quelle frasi sempre uguali della benedizione o quelle scritte sul foglietto.
Che bisogno c’era di dire tutte la messa? La parte del prete più quella del fedele?
Emma stava impazzendo. Non aveva mai seguito una messa così. Durate la comunione, le signore non si alzarono neppure per ricevere l’ostia consacrata, parlando tra loro o cantando a squarciagola note stonate e parole inventate.
Alla fine il prete diede la benedizione finale, dopo gli avvisi. I fedeli iniziarono a sciamare fuori, tornando alle loro occupazioni.
Emma fremeva di rabbia. Quelle signore le avevano rovinato la messa, e lei non gliel’avrebbe fatta passare liscia.
«Avete superato davvero il limite. Avete parlato dei fatti vostri per tutto il tempo.» Urlò alle donne dietro di lei, dall’alto della sua statura.
«Andate fuori se avete bisogno di sfogarvi. E lei…» disse rivolta a quella dietro alla sua sedia.
«Se deve dire il rosario, venga prima della messa o alla sera quando le suore lo dicono in convento.» Era arrabbiata, anche se si rendeva conto che stava sgridando signore più grandi di lei, e a cui doveva rispetto. Ma loro avevano rispettato la messa e il suo bisogno di seguirla? No.
La più anziana del gruppo la guardò con i suoi occhi offuscati dalla cataratta. «Puoi parlare più forte? Non ho capito cos’hai detto!»
E tutte le sue amiche fecero un segno d’assenso. Era una lotta contro i mulini a vento.
Magnifico. Emma uscì sconsolata; era inutile. Quelle signore le avevano fatto superare il confine tra tranquillità e rabbia, ma non lo avevano neppure compreso.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

 

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