AL DI LÀ DELLO STECCATO

di Fasano

 

Gli zoccoli risuonavano forte colpendo il terreno nel bosco deserto.
- Questa volta ho proprio sconfinato – pensò tra sé e sé Valentina. Ma era davvero arrabbiata e aveva deciso di ignorare l'eterna raccomandazione di sua madre.
A cavallo, sì, puoi anche andare nel territorio accanto alla strada, ma non superare mai la linea di confine dello steccato. E’ pericoloso, davvero pericoloso, quel luogo.
Valentina aveva nove anni e un puledrino dal mantello color miele, cresciuto quasi con lei, che amava alla follia. In quel momento, udendo il ritmico e veloce rumore degli zoccoli, si rese finalmente conto che stava correndo troppo e che il suo animale, eccitato dalla velocità, aveva superato d’un salto quel famoso confine datole da sua madre. Aveva sempre un'espressione spaventata, quando ne parlava: un che di paura che le rendeva persino la voce più roca.
Mansueto era sudato. Lei si era fatta troppo grande, sapeva bene che a breve avrebbe dovuto rinunciare a montarlo per lunghi percorsi. I cavalli erano intelligenti, sapevano riconoscere se era il caso di galoppare o mantenere il passo: e Mansueto, anche se avvezzo a percorsi difficili, sembrava stanco.
Anche Valentina era tentata di fermarsi, ma la sgridata ricevuta un’ora prima dalla madre le risuonava ancora nella testa, spingendola stizzita a proseguire.
Il bosco, intanto, era divenuto più nero, fitto: le fronde degli alberi colpivano con violenza i fianchi dell’animale e le sue gambe strette attorno ad essi. Iniziò a sudare: gocce calde le scivolavano giù dai capelli e dalla fronte, si insinuavano nelle sopracciglia e negli occhi, finché non poté fare a meno di chiuderli.
Fu un attimo: qualcosa di duro la colpì alla fronte, vide come al rallentatore il cap saltarle di testa e…
Si ritrovò in terra. Girò lo sguardo intorno, cercando dove fosse finito l’animale, ma non vide né lui né il bosco: si trovava in una strana radura di un verde acceso, dove l’orizzonte non mostrava più traccia della foresta che stava percorrendo momenti prima. Momenti?
Provò ad alzarsi, preoccupata di essersi fatta del male, ma no, stava bene, anzi, si sentiva stranamente leggera. Guardò verso l’alto, al cielo di un azzurro tersissimo.
- Sei Valentina, vero?
Sussultò e vide alle sue spalle una ragazzina più o meno della sua età. A pensarci bene: da dove era spuntata? Come sapeva il suo nome?
–Sì, mi chiamo Valentina, come lo sai?
L’altra sorrise un po’ di sbieco con la bocca a forma di cuore, che per un attimo le ricordò un’altra bocca, ma non riusciva a ricordare di chi.
– Oh, beh, in effetti siamo parenti. Mi aspettavo che un giorno o l’altro ci saremmo incontrate
– Parenti? In che senso? Come ti chiami?
– Livia. Non preoccuparti, vedrai che tu tornerai indietro…
- Indietro dove?
- A casa. Per adesso starai un pochino con me, ti terrò compagnia. Lo so che hai passato il confine senza neanche rendertene conto…
- C’era uno steccato, l’ho visto il confine.
- No, non lo si vede affatto. Io, quando l’ho passato, neanche l’ho realizzato. Ci ho messo un bel po’ a capirlo.
- Eri anche tu a cavallo?- si accorse che indossava gli stivali da equitazione.
- Sì, a cavallo. Eppure mia madre me lo aveva detto che dirigermi nella parte del bosco più buia era un pericolo. Non l’ascoltai.
- Neanche io ho ascoltato mia madre! Ma non vedo che fine ha fatto il mio cavallino. Si chiama Mansueto.
- Sì, pure io non ho più ritrovato la cavalla che mi aveva condotto nel bosco. Avrà continuato la sua corsa, sarà tornata indietro senza di me e qualcuno l’avrà vista. Così mi hanno cercata ed anche trovata, ma avevo oramai passato il confine...
- Che esagerazione! Quante storie per uno steccato! - proruppe alla fine Valentina. Solo in quel momento si accorse che la sua parente aveva uno strano segno, come un livido, che le attraversava la fronte. La fece rabbrividire, accentuando il mistero di quella situazione: quel prato immenso al posto del bosco, la caduta che l’aveva lasciata illesa, il cavallo scomparso.
- Cos’hai sulla fonte?
- Sono caduta di cavallo urtando un ramo, proprio come te. Mia sorella me lo aveva detto, anche la mamma, ma io non le ascoltai ed ecco il risultato - disse la bimba sorridendo, mentre si passava una mano sul volto toccando l’impronta bluastra - Mia sorella vedrai che ti trova, e tornerai a casa con lei. Dille che le voglio tanto bene e ti ho fatto compagnia.
- Ma che dici? Tua sorella? Io debbo trovare il cavallo e tornare a casa altrimenti la mamma…
- Tua madre sta già venendo da te. Il tuo cavallo è tornato a casa e a momenti arriverà. Salutala per me.
E fu mentre  ascoltava queste parole che uno strano ronzio sembrò insinuarsi nelle sue orecchie. O forse no, non era un ronzio, erano parole. Poi si sentì scuotere, molto forte, tanto che chiuse gli occhi e li riaprì nello sguardo della mamma che sembrava terrorizzato.
- Valentina! Valentina, rispondimi!
La bambina sorrise. La testa le doleva maledettamente.
La madre l’aveva raggiunta a cavallo, aveva con sé anche Mansueto. E oltre la sua figura, vide di nuovo il bosco, quello in cui si trovava prima di cadere.
– Mamma, Livia mi ha detto che saresti arrivata. Mi ha detto che ho passato il confine, proprio come lei, ma che sarei tornata a casa.
- Livia? - vide la madre cambiare sguardo - Livia, chi?
- La ragazzina che è caduta, proprio come me. Ha battuto la fronte: aveva un livido nero. Mi ha detto che sua sorella mi avrebbe trovata e che dovevo farle sapere di essere stata con lei. Ma chi è la sorella?
- Sei stata con Livia? - chiese affannosamente la donna.
- Sì, anche lei era vestita da amazzone, e...
Non era preparata ai singhiozzi materni, invece sul volto della donna sembrava essere scoppiato un temporale.
- Livia, la mia sorellina, cadde da cavallo proprio in questo bosco – sussurrò, come rivolta se stessa - Io avevo sedici anni, lei nove. Il suo cavallo tornò indietro senza di lei. E la trovammo, sì, la trovammo... ma oramai era morta.
Mentre le due figure si abbracciavano tremando, sul bosco calarono le ombre.

 

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