Oltre la nebbia

 di Bernardinello

 

Stiamo correndo da ore in mezzo alla foresta.
L'oscurità ci insegue, ci avvolge come un sudario. I nostri respiri affannosi si confondono con i rumori agghiaccianti che attraversano questo regno. Abbiamo camminato per giorni nelle labirintiche segrete del castello, ma alla fine siamo riusciti a emergere.
Ad aspettarci, solo nebbia e oscurità.
Tutto quello cui possiamo aspirare, almeno per il momento.
Ma al di là di questi alberi e del buio ci aspetta il sole. Ne sono sicuro: la foresta non è infinita, presto il suo abbraccio malefico si scioglierà.
Sento Gaye al mio fianco. La sua fatica, la sua paura. Tra i due è quello che ha sofferto di più la cattura. Io sono un guerriero, lui no.
Mi fanno male i piedi. Ogni tanto scivolo sulle foglie marce che ricoprono il suolo, poco fa ho afferrato Gaye che stava per cadere.
Anch'io voglio che finisca questo incubo, voglio arrivare al confine. Voglio la luce.
La nebbia continua a essere fitta, anche in mezzo ai tronchi. Abbiamo i vestiti bagnati, non so se per il sudore della corsa o per l'umidità, o per entrambi.
Gaye si è fermato, piegato in avanti, le mani sulle cosce. Sta cercando di respirare.
– Dobbiamo andare – lo incito. Ho il respiro corto, le parole mi escono stridule.
– Non ce la faccio più, Jere – sussurra mio fratello. – Fermiamoci, ti prego.
Scuoto la testa. Lo devo spronare ad andare avanti, se ci fermiamo siamo morti.
Sto per dirglielo, ma il ruggito ci raggiunge prima che lo faccia.
Sono sulle nostre tracce.
Gaye è spaventato a morte, lo vedo da come gira frenetico la testa e gli occhi.
Anche in quella penombra eterna mi accorgo che è cereo.
Lo afferro per il braccio e me lo trascino dietro.
– Se raggiungiamo il limitare siamo salvi!
Alle nostre spalle sta arrivando qualcosa di grosso, lo sento dal rumore di rami spezzati. Il Guardiano del castello, quello che deve impedire la nostra fuga, che ci deve riportare indietro.
O che ci deve uccidere per essere riusciti a eludere la sua guardia.
– Sta arrivando, sta arrivando – sussurra Gaye come una litania.
Avanti, penso io, nonostante il fianco che mi duole. Più avanti andiamo, prima arriverà la salvezza.
I rami bassi ci sferzano la faccia, ma non arrestano la nostra corsa. Il rombo alle nostre spalle si sta avvicinando. Non l'ho mai visto, ma posso immaginare come sia. Una versione più grossa e più crudele degli scherani mandati a combatterci.
Il Signore delle Ombre non lesina sulla bruttezza né sulla ferocia.
Gaye mi sfugge dalle mani: è inciampato su una radice sporgente e ora è bocconi al suolo. Le sue spalle gracili sussultano quando lo afferro per aiutarlo ad alzarsi.
– Vai, Jere. – E' senza fiato, mentre mi fissa. – Tu sei l'erede, tu devi salvarti. Lasciami qui.
Lo guardo allibito. – Se dobbiamo morire, moriremo insieme – gli dico con voce dura. – O ce la faremo insieme.
Lo scrollo rudemente. Mi dispiace, ma è l'unica cosa che posso fare. Intorno a noi improvvisamente c'è un silenzio che mi fa scorrere brividi gelidi lungo la schiena. Mi guardo attorno, ma si vede ben poco oltre gli alberi più vicini. È qui, è vicino. La sua presenza ha gelato la foresta.
Gaye si aggrappa a me e lo stringo forte. Non voglio morire, ma è quello che succederà. La nostra fuga è durata troppo poco.
Davanti a noi sembra che il buio si stia solidificando. È il Guardiano, ci ha raggiunti. Non ho nemmeno una spada per difendere mio fratello. Siamo inermi di fronte a questa cosa.
Il confine che agognavo rimarrà un sogno.
Il freddo sta aumentando, penetra nelle ossa. Fisso quella ombra solida e sento la rabbia invadermi il petto. – Che tu sia maledetto! – urlo. Gaye geme, e lo spingo dietro di me. – Non ci prenderai senza lottare!
Alle mie parole segue il silenzio, che viene rotto da un ruggito. Le orecchie mi fanno male. Quel rumore sta scuotendo la foresta. Sembra una risata.
È una risata.
Le mie parole hanno fatto ridere il mostro.
Stringo i denti e afferro Gaye, riprendendo la corsa. Approfitto dell'ilarità che ho suscitato in quella creatura del buio.
Il terreno ora sembra in discesa, la tenebra meno fitta. L'inseguimento è ricominciato, lo sento dal rimbombo dietro di noi: il Guardiano ha un passo decisamente pesante.
– Corri, Gaye! – grido, e la sua mano mi stringe il braccio.
Scivoliamo insieme, la discesa è diventata di colpo ripida. Di nuovo si alza un ruggito dietro di noi, al di sopra di noi. I cespugli sembra vogliano seguirci nella caduta, ma ci abbandonano quando finalmente atterriamo.
Riesco a sollevarmi e mi guardo attorno, frastornato: la nebbia si sta diradando, così come l'oscurità. Forse c'è una luce che sta cercando di bucare quel regno cupo.
Mi rialzo in fretta insieme a Gaye. Mi volto appena, forse il Guardiano ha desistito, ma ne dubito.
– Guarda, Jere! Il confine!
Guardo, e non riesco a reprimere un urlo di gioia: c'è un muro di nebbia lattescente, ma al di là si vede la luce.
Il confine che cercavamo. Il sole... quanto mi è mancato!
Il ruggito si fa sentire nuovamente. Cerchiamo di correre più velocemente, con un urlo passiamo attraverso la bruma: ci lasciamo il buio alle spalle, ci tuffiamo nel sole e...
Un dolore improvviso mi attraversa la schiena.
Giro appena la testa, fisso le zanne acuminate, quegli occhi senza vita.
Il Guardiano ha attraversato il confine, il sole non gli ha impedito di prendermi... e tutto si fa buio.

Il simulatore del Virtual Reality si spegne. Caschi e guanti vengono tolti e appoggiati alla consolle.
– Sempre a fare l'eroe, – borbotta Gaye. – La prossima volta, invece di un fantasy, voglio un tavolo da black jack a Las Vegas, magari in compagnia di un drink e di qualche bella ragazza.
Rido. – D'accordo. Niente più confini da attraversare.
La risata di Gaye mi accompagna mentre ritorno nella plancia dell'astronave. Giocare o dormire, il viaggio di noi esploratori della galassia è lungo.
 Al di là degli schermi c'è il buio. Il confine estremo è alle nostre spalle: siamo oltre l'universo conosciuto.
Ora ci aspetta l'ignoto.
Senza Guardiani, spero.

 

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