Gli alfabeti della morte

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Napoli, 1956. Armando Santoro, ex Commissario di Pubblica Sicurezza, lascia il Carcere di Poggioreale dopo otto anni di detenzione. Accusato dell'omicidio di sua moglie, Armando non ha nessuno che possa adesso aiutarlo a ricostruirsi una vita, decide allora di credere nell'unica persona che era andato a cercarlo nell'inferno del carcere, il monaco francescano Gianbattista Salcedo. Ma troppi sono gli incubi che si porta dentro. A cominciare dal “Tatuatore”, l'assassino seriale a cui aveva dato la caccia tra il '47 e il '48. Il killer delle matrone. Donne che governavano interi reggimenti malavitosi, ritrovate nei loro eleganti soggiorni completamente nude, inginocchiate nel loro sangue, davanti ad un piccolo specchio, coi polsi legati con del filo di ferro, ed una carta da gioco dipinta sulla schiena. Coppe. Bastoni. Denari. Un enigma che non era stato semplice risolvere. A distanza di otto anni il Tatuatore continua a tormentare Armando, invece adesso c'è da risolvere un altro mistero, più antico ed inafferrabile. Così Armando si ritrova impelagato in un nuovo enigma, che correrà in parallelo con quello del Tatuatore, in un continuo battibecco fra presente e passato.

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