Numeri a perdere

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Numeri a perdere nasce da un’idea innovativa: l’affiancamento di racconti ad articoli “giornalistici”.

La penna efficace di Riccardo Gavioso stigmatizza con incredibile incisività alcuni degli orrori dimenticati del nostro tempo: dai massacri del Ruanda all’inferno di Payatas. Avendolo conosciuto sul sito meetale.com e avendolo apprezzato anche come scrittore di racconti (un suo scritto fu già pubblicato da Arpeggio Libero lo scorso anno nella raccolta 3013 per un bacio abbandonato) la direzione editoriale gli ha proposto di affiancare a questi articoli dei racconti che abbiano attinenza all’argomento trattato.

Da questa idea semplice nasce questo libro.

Recensioni

Mercoledì, 18 Maggio 2016
Ci sono colori che stupiscono e numeri che creano imbarazzo. Ho comprato il libro di Riccardo, perché avevo apprezzato i suoi articoli ed i suoi racconti.
Dentro ho trovato la matematica degli orrori, che in genere i media nascondono; perché un morto ancora lo riusciamo a immaginare e dopo una decina di minuti lo abbiamo deglutito nel dimenticatoio degli impegni quotidiani, in rapida accelerazione verso la lontana età pensionabile. Ma una autostrada del Sole di cadaveri rende la dimensione lineare di un genocidio. Ci costringe a guidare sotto il sole di Agosto, a passo d’uomo per via dei caselli, con negli occhi i veri volti sfigurati che un breve servizio – prima della pubblicità del detergente intimo – aveva sdoganato come strage in un lontano paese di selvaggi.
Questa matematica io me l’aspettavo, ma in mezzo a due articoli ho assistito al dispiegarsi variopinto di racconti che continuano la narrazione, inserendo la magia di una prosa di grande qualità. Chi ha letto Riccardo Gavioso su meetale sappia che quei testi sono solo una bella ma solo parziale esposizione delle capacità linguistiche dell’autore. Il risultato della pubblicazione su Arpeggio Libero è estremamente interessante.

Ecco, questa è una raccolta che mi ha dato più di quanto onestamente mi aspettassi e per quanto le mia strumentazione analitica sia molto povera, raccomando la lettura di Numeri a perdere a chi non ha molto in stima la pessima informazione italiota, a chi crede che la parolaccia non sia sinonimo di libertà d’espressione ed a chi è convinto che tragedie immani possano raccontarsi con grande efficacia evitando truculente visioni da cinema americano.

PS: a proposito se non si è capito il racconto che ho apprezzato maggiormente – ma è questione di centesimi di punto – è Colori.
Marco Camalleri
Venerdì, 27 Novembre 2015
Un libro quantomai attuale quello di Riccardo Gavioso.
Desta curiosità già dal titolo e dalla copertina. A chi interessa la morte di un armadillo a bordo strada? A nessuno. A chi interessano le centinaia di migliaia di morti che ogni giorno, mese o anno ci sono nel mondo, a meno che non siano morti di serie A ? Ugualmente a nessuno. Proprio queste persone sono i numeri a perdere citati dal titolo.
Il libro è un alternarsi di racconti, meravigliosamente scritti in punta di fioretto, e articoli giornalistici che testimoniano quanto queste storie, purtroppo, non siano frutto della fantasia dell'autore.
Dal Giappone all'Argentina, dalla Russia al Brasile, in epoche diverse, Riccardo dà voce a chi invece la voce l'ha persa o addirittura non l'ha mai avuta. Storie che narrano la durezza con poesia.
Il libro ci mostra l'orrore delle guerre, ma non solo delle guerre famose di cui leggiamo sui giornali o sui libri di scuola, ma anche di quelle che forse anche Dio ha dimenticato.
Un libro per capire quanto noi che possiamo comprarlo e leggerlo sul divano di casa, al caldo, siamo fortunati.
Diego
Lunedì, 04 Maggio 2015
Libro originalissimo. L'idea di alternare racconti di fantasia con articoli giornalistici - scritti dall'autore stesso - credo costituisca una novità assoluta. I temi sono quelli che ci fanno discutere quotidianamente: fame, guerre, politica, odio, cultura e società contemporanea. Si può essere d'accordo o meno con quanto espresso in termini di opinioni, ma non si può rimanere indifferenti. Lo consiglio.
valerio castelli
Sabato, 27 Settembre 2014
Probabilmente qualcuno mi accuserà di plagio. Se così fosse ne sarei contento. Vorrà dire che altri hanno già usato le mie stesse parole per elogiare un libro. Sto parlando di “Numeri a perdere” di Riccardo Gavioso edito dalla coraggiosa, piccola, indipendente casa editrice Arpeggio Libero. Un libro non solo meravigliosamente ben scritto ma anche di argomentazione interessante e attuale. Riccardo è un giornalista che aveva dovuto posare la penna per dedicarsi al meno idealizzato lavoro di addetto commerciale per “tirare avanti”. Ma la voglia di libertà, che solo lo scrivere ti concede con l’esternazione dei tuoi pensieri, sogni e ideologie un giorno, fortunato per noi, ha ripreso il sopravvento. Perché non riunire in un unico libro, racconti e cronaca di fatti reali? Ne è nato un piccolo capolavoro. Non un piccolo nel senso riduttivo ma per numero di pagine. In sole centoquaranta pagine Riccardo unisce una trentina di storie, alcune brevi di una sola pagina altre più ampie, ma tutte molto intense. Sono certo che rimarrete affascinati da quella, quasi una tragica poesia, raccontata da un mattone incastonato in un muro, che ha assistito alla tragedia delle Madri di Plaza de Mayo, oppure da quell'altra, il cui solo titolo già mette i brividi: “la testa spaccata della mia compagna di banco … figata!”, e anche: “e della vita non si butta via niente”, terribile denuncia sul valore della vita dei bambini del Darfur, e … vorrei raccontarveli tutti ma l’ha già fatto Riccardo e molto meglio di quello che potrei fare io. È un libro che si legge speditamente la prima volta, poi vale la pena di rileggerlo, adagio, assaporandolo pagina dopo pagina per posarlo sul comodino, a portata di mano, per rileggere ancora qualcuno dei suoi stupendi contenuti. Non so se sarà un best-seller. Sicuramente sarà un long-seller.

Tony
Antonio Borghesi
Domenica, 21 Settembre 2014
Numeri a perdere, che ha inaugurato la collana Hybrida, non è collocabile in nessun genere letterario convenzionale. Potremmo però dire, a grandi linee, che si tratta di un libro di attualità e di denuncia, che mescola racconti brevi ad articoli giornalistici. Eppure solo leggendolo se ne può cogliere a pieno la vera essenza.

Gli articoli sono incentrati sui grandi flagelli del giorno d’oggi, da quelli ben noti a quelli tenuti quasi nascosti dai “pennivendoli”, specie di giornalista malvista da Gavioso. L’attenzione del lettore è portata sulle tragedie del Ruanda, sulla Terra dei fuochi, sulle Filippine, sulle scuole italiane, sulla morte di Fisher. Tuttavia l’autore non si limita certamente a una fredda cronaca, a un elenco di fatti e conteggio dei morti. No, gli scritti di Gavioso sono sfacciatamente veritieri e pervasi da un’ironia pungente che colpisce tutti noi, spettatori e creatori della Storia. Frasi rudi e dirette pungono la coscienza del lettore.

“Il neologismo femminicidio rimbalza fastidioso sui nostri giornali come un moscone invernale sul vetro. Ed è tragicamente ridicolo che nessuno pare si sia accorto che la scelta del lemma li avvicina alla mentalità del colpevoli.”

Ogni articolo è preceduto da un racconto breve che ne riflette il tema. Lo stile rimane arguto e quasi doloroso, le parole spesso sono sospese in una sorta di “detto non detto” che induce il lettore a concludere la frase con le proprie idee, le quali coincidono sempre con il pensiero dell’autore, che ha condotto per mano il suo ascoltatore, passo dopo passo, fino a fargli creare la propria personale idea. Infatti Gavioso non pretende di insegnare nulla né di descrivere alcunché. Egli si limita a mostrare al lettore ciò in cui dovrebbe credere, senza imposizioni, senza arroganza, come ogni buon insegnante dovrebbe fare.

Il lettore viene addirittura coinvolto in alcuni racconti, cosa insolita eppur originale, come particolari sono le storie dal
Alessandra

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