Un giorno a primavera

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Dopo l’oscillazione tra i frantumi dell’inconsistenza umana e le maree, significanti l’ aspirazione all’unità, della prima plaquette poetica, Marika Consoli imprime alla sua scrittura un nuovo corso.

Un giorno a primavera incarna (incarta) una poesia in limine. Sul limitare di una primavera metaforica si colloca l’occhio poetico in contemplazione, ora estatica ora caustica, in attesa di una fioritura prossima. Un giorno è misura cronologica sul doppio registro della speranza e della disperazione (Mancherà davvero un giorno a primavera?).

Il posizionamento da un “aldiqua” poetico manifesta la scelta di non proiettarsi nel territorio astratto del sogno, che resta relegato sullo sfondo. L’io poetante si immerge nella realtà antipoetica, squallida, dolorosa, volgendo le spalle al muro che separa dalla palingenesi possibile ad ogni passo per ciascun essere umano. In questa dilatazione della riflessione poetica si compie il riscatto da una mera circumnavigazione intorno al proprio centro egoico, in favore di una constatazione della condizione umana tout court. 

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