Il viaggio sempre da fare

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“Il poeta –e non il parolaio- rifinisce l’affresco dell’esistenza –da altri progettata e dipinta- rendendola più luminosa e comprensibile, rende al mondo chiavi di lettura “altre” per interpretare il meccanismo oscuro degli eventi e degli intenti, come un demiurgo interviene ad esplicitare anche attraverso l’uso paradossale di oscure metafore o aggettivi impazziti, ma mai il Poeta è l’autore di qualcosa, mai è discepolo della concretezza materica. La poesia è arma dolce e spietata, è cumulo di macerie, è giogo, è prigionia.”

Queste considerazioni che scrissi tempo addietro si addicono perfettamente all’essere poeta di Luca Butticè.

Perché egli è poeta, senza se e senza ma.

Queste poesie sono come preziose missive, sono i messaggi di un naufrago affidati alla solidità trasparente di vuote bottiglie di bourbon, galleggianti su di un mare impetuoso ma clemente; sono versi che hanno un gusto e un odore: quello del vino, del gelsomino, del corpo delle donne vagheggiate o realmente amate e possedute, ma sono anche tanti piccoli dipinti esistenzialisti e intimisti, un ensamble di vele bianche e ginestre, una gioia per chiunque sappia intendere il “canto lirico” non solo con la mente ma anche e soprattutto con gli “occhi del cuore”, fino a rischiarci l’anima in una commistione magica e miracolosa, in un viaggio dal quale non si può che tornare arricchiti.

Giulio Sanfilippo

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