A.D. 1243 - ARPEGGIO LIBERO EDITRICE s.a.s.

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A.D. 1243

RASSEGNA STAMPA
 A.D. recensito da Pagine a merenda
        
http://www.pagineamerenda.com/recensioni/ad-1243-lultimo-assedio-marta-tempra-furio-thot/
COSA NE PENSO
Il rigore con il quale è stato scritto è eccellente. Sono stati  rispettati i fatti, le usanze, i nomi e i ruoli di persone realmente  esistite, alle quali si sono poi aggiunti personaggi di fantasia per  arricchire la storia. Per corredare il tutto di un’ulteriore aura di  realtà, il linguaggio parlato dei personaggi fa utilizzo della  terminologia antiquata in uso nel tredicesimo secolo, che mi ha lasciata  letteralmente a bocca aperta.
Siamo  sotto il dominio di Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano  Impero, nel momento in cui il suo potere in continua espansione subisce  una battuta d’arresto alle porte della città che lo sconfigge: Viterbo.
Ad essere sincera, pur ricordandomi di  un Federico II nelle mie memorie storiche, non avevo idea che avesse  ricoperto un ruolo di tale prestigio (e mi vergogno anche un po’ a  dirlo). Leggere questo libro ha iniettato in me una buona dose di  curiosità, tale da portarmi a ricercare i suoi personaggi su Wikipedia,  per confutare ciò che leggevo (e per imparare qualcosa in più). Sono  convinta che se nelle scuole la storia venisse insegnata attraverso  romanzi del genere, atti a mettere sotto i riflettori le usanze, il  cipiglio di re e imperatori, le trame e gli intrighi orditi dietro ad  ogni fatto storico, gli studenti ricorderebbero ogni singola parola di  ciò che viene loro insegnato. Purtroppo della storia mi è rimasto poco e  niente e a volte me ne rammarico, soprattutto di fronte a letture come  questa; sono contenta di essermici imbattuta perché ha tanto da  insegnare sia a livello storico che non.
La  particolarità di questo romanzo è il fatto di essere stato scritto a  quattro mani; gli autori sono Marta Tempra e Furio Thot. Entrambi molto  bravi; una scrittura asciutta e chiara ci accompagna per tutto il libro  lasciando scorrere le parole con leggerezza e naturalezza.
Come dire: 500 pagine e non sentirle! È davvero così!
Furio Thot affronta i capitoli scrivendo  in terza persona; il suo compito è dare una personalità, in  particolare, a Federico II, ai papi che si succedono in quegli anni e a  un personaggio inventato il cui destino si incrocia ai fatti storici che  vengono descritti (Guido, uno speziale). L’uso della terza persona ha  permesso di conferire all’imperatore e ai papi un tono di austerità e  nobiltà che la scrittura in prima persona non avrebbe consentito. Sono  subito stata trascinata in quest’atmosfera regale che la penna di Furio  Thot ha saputo ricreare.
Marta Tempra ha invece arricchito il  romanzo con la sua capacità di descrivere le emozioni di personaggi come  Jacopo, un poeta (e il mio preferito) e Giacinta, una donna destinata  al convento e per la quale il destino ha scritto, tuttavia, pagine  diverse.
La difficoltà di Marta nello scrivere in  prima persona è stata quella di interpretare e di esprimere i pensieri  di Jacopo e Giacinta, persone appartenenti al tredicesimo secolo; il  fatto che ci sia riuscita con facilità, tale da ricostruire la vita  ordinaria del 1240 della quale sappiamo poco e niente, è indicativo  della bravura di questa giovane autrice.
Ero scettica sulle prime. Leggere libri  scritti a quattro mani mi ha sempre spaventato e non mi ha permesso,  fino ad ora, di affrontarne la lettura. La paura più grande è di  trovarmi di fronte a qualcosa di incoerente, ma mi sono ricreduta: Furio  Thot e Marta Tempra sembrano essere nati per scrivere insieme.  L’alternarsi delle due penne e dei diversi punti di vista rende completo  il romanzo sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista umano.  I suoi personaggi, dal più altolocato al più basso di rango, sono  caratterizzati da un’ intelligenza e una forza di carattere tale da far  impallidire le differenze che l’appartenenza a classi diverse conferisce  loro. Questo romanzo sottolinea come ogni uomo e ogni donna abbiano la  tenacia e il coraggio di affrontare di volta in volta ciò che la vita  pone sul loro cammino; sottolinea come l’amore e la fede siano gli  strumenti principali per superare gli ostacoli più grandi e le prove più  brutali; come, un obiettivo comune e i valori più nobili, possano  riunire i nemici più acerrimi e appianare i pregiudizi più spietati e  come la compassione possa salvare e arricchire una vita.
Media&Sipario ha  recensito A.D.1243
        
IO  L'HO LETTO - Sembra di percorrere i meandri del castello, di sentire  l’odore della cacciagione, mentre lotte interne e inquietanti albeggiano  all'orizzonte. Questa è l’impressione che si ha quando si comincia a  leggere “A.D. 1243 – l’ultimo assedio”, in uscita per  Arpeggio Libero editore. Il romanzo storico, infatti, attinge l’idea  proprio dalle pagine di storia più gloriose della città di Viterbo, come  quelle dell’assedio di Federico II di Svevia.
Il romanzo nasce da quattro mani, opera di Marta Tempra (giovane autrice, nata nel 1991 a Roma, ingegnere nucleare e scrittrice) e Furio Thot (pseudonimo dello  scrittore lodigiano Fabio Dessole, specializzato in romanzi storici,  laureato in Scienze Politiche a Milano, città dove è nato alla fine  degli anni cinquanta; ha pubblicato fino ad oggi una raccolta di  racconti e quattro romanzi).
Un  racconto d’altri tempi, quello dei due scrittori, che sicuramente si  può leggere con ancora maggiore piacere se si possiede un minimo di  conoscenza storica, dato che vengono citati nome degni di nota. Un  linguaggio davvero forbito e medievale, che si sposa benissimo con il  racconto. Numerose le descrizioni che celebrano l’Italia con venature  storiche, numerose sono le città che fanno da scenario al racconto:  Viterbo, Palermo, Verona, Lodi, Cremona, Pontevico.
Al  suo interno lotte tra impero e comuni, guelfi e ghibellini che dividono  in due imperi, città e famiglie. Storie diverse fra loro che si  intrecciano per poi confluire nell’epilogo viterbese. In diverse città,  diverse storie, a Viterbo, Giacinta Brettoni, giovane nobile di parte  guelfa, è destinata al convento fin dalla nascita, ma il destino la  porterà a rinunciare al velo per diventare moglie di un uomo ricco della  città, si accorgerà dell’amara sorte che il destino ha in serbo per  lei.
Nel  frattempo, il poeta siciliano Jacopo degli Altofonte viene convocato  alla corte di Federico II dove, a causa di una ferita inferta da un  cinghiale, sosterà a lungo e - nei meandri del castello - s’innamorerà  perdutamente di Selvaggia, figlia naturale del sovrano e destinata in  sposa all'uomo più crudele del suo tempo. Bellissima è la storia d’amore  tra i due, come commoventi e piene d’amore sono le lettere che riescono  a scambiarsi. Alle loro storie si unisce quella di Guido Sordi,  speziale lombardo in fuga con la famiglia da Lodi dopo che la città si  era arresa all'impero.
Un  romanzo marcatamente storico, intriso di colpi di scena e travolgenti  storie d’amore che regalano al testo una straordinaria fluidità. Non  vengono risparmiati racconti raccapriccianti, come quello dello stupro e  della morte di Adalberto, il tutto però in piena linea con il periodo,  il tempo e la storia.
Fughe,  palpitazioni che convergono tutte alla fine, non prima di 512 pagine,  nella città di Viterbo con l’ultimo assedio. Tra spade, mantelli,  fazzoletti ricamati e coraggiosi ideali si può fare un tuffo nel lungo  passato, ripercorrendo le strade storiche di quei momenti, gli ideali,  gli amori infranti e quelli che non sono mai finiti e rispolverando,  perché no, anche un po’ di storia.
Maria Elena Mione
http://www.mediaesipario.it/index.php/cultura/93-libri-e-fumetti-2015/203-a-d-1243-l-ultimo-assedio-romanzo-storico-che-ricorda-viterbo-e-l-italia
 
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